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• Tecnologia Ecologica ed economica (SCARICA)
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Tecnologia Ecologica ed
Economica
Il progetto del sistema di
propulsione è basato su una tecnologia provata
ed esistente nel sistema delle infrastrutture
del ciclo rifiuti (termovalorizzatori a terra)
rispettando la gerarchia di gestione dei
rifiuti:
E
previsto un deposito di normali container navali
e per la movimentazione, sia a terra che per il
carico e la manovrabilità sulla nave, si usano
le stessa attrezzature di cui ogni porto ed ogni
nave portacontainer sono dotati. Il magazzino
combustibile “RDF” è appena il 5% più grande del
serbatoio per il combustibile diesel “bunker
oil”.
• Al
porto, in attesa del carico, ed a bordo, il
combustibile RDF risulta quindi protetto da
tutti gli agenti atmosferici.
• Il
sistema operativo in relazione alla propulsione
diesel, genera lontano dai centri abitati meno
emissioni in aria.
Il seguente schema illustra il
risparmio ambientale in termini di emissioni tra
una propulsione diesel ed una pari potenza di
caldaia a vapore alimentata da combustibile
derivato da rifiuti.

Sono evidenti i considerevoli
vantaggi ambientali del sistema adottato
• Durante le operazioni il
sistema di propulsione a RDF è dotato di un
sistema di gestione automatizzato, ed è
equipaggiato per conformarsi con gli standard
ambientali più severi esistenti, come per gli
impianti di termovalorizzazione a terra.
• La combustione non produce
diossine e le emissioni sono filtrate come
richiesto dalle vigenti regolamentazioni
ambientali, usando precipitatori elettrostatici
e scrubber al fine i intercettare tutte le
particelle; queste verranno raccolte in appositi
contenitori.
•
Le
ceneri pesanti e leggere raccolte nei
contenitori verranno caricate sui container di
combustibile vuoti e giunti al porto per
caricare nuovo combustibile, inviate a recupero
e/o smaltimento, in concordanza con la normale
pratica industriale dei termovalorizzatori a
terra, rispettando la specifica normativa.
Conformità con il Protocollo di
Kyoto e con le Direttive Europee
In accordo con il protocollo di
Kyoto, l’utilizzo di RDF come combustibile per
produrre energia, in quanto sostitutivo di fonti
fossili, non immette in atmosfera “nuova CO 2”
e quindi il sistema è ufficialmente annoverato
fra le categorie di trasporto eco-sostenibile
(DIRETTIVA 2003/30/CE - promozione dell'uso dei
biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili
nei trasporti - e DIRETTIVA 2001/77/CE -
promozione dell'energia elettrica prodotta da
fonti energetiche rinnovabili nel mercato
interno dell'elettricità
• Una soluzione globale per la riduzione dei
rifiuti nell’ottica della massimizzazione del
recupero (SCARICA)
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Una soluzione globale per la riduzione dei
rifiuti nell'ottica della
massimizzazione del
recupero
Nel corso degli ultimi venti
anni la produzione procapite di rifiuti solidi
urbani è più che raddoppiata e nello stesso
periodo, il costo di smaltimento è aumentato
esponenzialmente.
Lo smaltimento
dei rifiuti è un problema globale che richiede
una soluzione globale.
Prevenzione e
riduzione dell'inquinamento e della quantità di
rifiuti smaltiti in discarica
Oltre alle varie azioni di
riduzione, riciclaggio e recupero di rifiuti, la
cosiddetta termovalorizzazione dei rifiuti è la
soluzione tecnica universalmente riconosciuta
per “chiudere il ciclo dei rifiuti”, ovviamente
purché producano energia in alternativa all’uso
dei combustibili fossili (Kyoto).
Ciò nonostante,
gli impianti di recupero energetico di rifiuti
hanno molti vincoli.
Principalmente sono duramente
contrastati dalle popolazioni che non vogliono
vengano insediati in prossimità delle loro zone
(sindrome NIMBY).
Molti degli impianti di
termovalorizzazione esistenti richiedono come
requisito l’RDF in formato pellets aumentando le
tecnologie di trattamento ed i relativi costi.
Ciò spesso determina che gli impianti di
trattamento producano sovvalli potenzialmente
combustibili, ma, per evitare ulteriori
trattamenti e costi, preferiscano imballarli ed
inviarli direttamente in discarica, anche in
considerazione dei pochi impianti di
termovalorizzazione.
La
soluzione risiede in un cambio di paradigma, una
nuova tecnologia ed un nuovo modello economico
che risolve contemporaneamente il problema di
prossimità
dell’impianto di recupero
energetico, evitando di modificare, anche se nei
limiti di legge,
la qualità dell’aria in
prossimità dei centri abitati.
Il brevetto consiste
nell’equipaggiare una nave portacontainer, o
qualsiasi altra nave per usi commerciali, con un
sistema di propulsione a vapore alimentato da
combustibile derivato da rifiuti – RDF-.
L’energia prodotta dalla
combustione è utilizzata per generare la
combustione e per soddisfare tutte le esigenze
termiche ed elettriche della nave.
La nave diviene un sistema di
recupero energetico mobile che opera a distanza
rispetto alla terra ferma, evitando ricadute
sulla qualità dell’aria delle cittadinanze.
Ovviamente sono previsti tutti i sistemi di
captazione e trattamento delle emissioni e delle
scorie come se dovesse funzionare al centro di
una città.
• Innovazione marittima e competitività (SCARICA)
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Innovazione marittima e competitività
Un combustibile a
costo zero utilizzando la biomassa esistente.
Più di 230 milioni di
tonnellate di rifiuti non pericolosi di origina
urbana e industriale sono annualmente smaltite
in discarica in Europa. Credibilmente almeno un
10% di questi rifiuti può essere trasformato in
RDF. Questa quantità sarebbe in grado di
alimentare una flotta di 100 portacontainer da
4800 TEU.
Benefici
economici immediati
Il sistema WEST è neutrale per
il sistema di gestione dei rifiuti e non
modifica I requisiti impiantistici esistenti per
la selezione,cernita, imballaggio.
La produzione e l’utilizzo
dell’RDF costituiscono un vantaggio economico e
ambientale per le aziende municipalizzate
esistenti, riducendo la quantità di rifiuto da
smaltire in discarica.
Alcune di queste aziende,
intervistate, hanno espresso il loro interesse
verso questa tecnologia vista la difficoltà di
realizzare termovalorizzatori a terra. La nostra
ipotesi prevede di fornire RDF alla nave con una
dote del 50% del costo di smaltimento in
discarica. Le discariche che in una prima fase
vedrebbero una riduzione dei loro introiti,
recupererebbero questi introiti attraverso lo
smaltimento delle ceneri. Le ceneri sono di
fatto rifiuti inerti quindi semplificano molto
la gestione della discarica, evitano odori non
producono emissioni. Inoltre il tempo di vita
delle discariche sarebbe molto più lungo (ca. x
4)
L’uso di RDF per la
propulsione navale elimina quasi completamente
l’uso dei combustibili fossili, utilizzati in
minima percentuale per il controllo della
combustione e per i cosiddetti “transitori”,
come prevede la vigente normative.
I maggiori costi
per l’applicazione della tecnologia proposta
sono rapidamente recuperati attraverso:
Eliminazione dei costi per
l’acquisto di combustibili navali”bunker oil”;
Introiti dalla dote (minimo
30€/ton) con la quale viene fornito l’RDF da
parte dei produttori che comunque hanno
un notevole risparmio rispetto allo smaltimento
in discarica;
La possibilità di spingere
la propulsione alla massima velocità senza
limiti di tempo: a differenza della
propulsione diesel che non può “strutturalmente”
essere spinta alla massima potenza se non per
due tre ore, ma soprattutto perché una velocità
massima che aumenterebbe il consumo di RDF
costituirebbe un maggior ricavo e non un costo;
Una conseguente maggiore
velocità di servizio
Il maggior spazio occupato
dall’RDF a parità di potenza (3 volte il
magazzino diesel ca.) è mediamente inferiore
alla percentuale di container non caricati prima
della partenza della nave (mediamente su una
portacontainer di capacità nominale di 4.800 il
viaggio inizia comunque una volta caricati 4.400
TEU mentre il combustibile occuperebbe circa 200
TEU.
Profitti e
ritorni a lungo termine
I ritorni economici (ROI)
considerando il tempo di vita dell’investimento
non inferiore a 20 anni, la drastica riduzione
dei costi di esercizio, offrono ampia garanzia
all’investimento e mettono il proprietario
(armatore) al riparo dalle continue fluttuazioni
cui sono soggetti i bunker oil.
I benefici economici
potenziali derivati dalla applicazione della
tecnologia ad una portacontainer da 4.800 TEU
ammontano a circa 1,5 milioni di € del reddito
lordo annuo, a valle dell’ammortamento dei
maggiori oneri di investimento, considerata
anche la potenziale perdita di capacità di
carico e quindi di fatturato.
Indipendenza
rispetto alle fluttuazioni dei combustibili
fossili
E’ provato che il costo di
conferimento a termovalorizzazione dell’RDF è
sostanzialmente stabile nel tempo (ca 33-35
€/ton). Ciò è principalmente dovuto al fatto che
la domanda di RDF
(determinata dal numero di
termovalorizzatori esistenti) è enormemente
inferiore alla capacità produttiva degli
impianti di trattamento rifiuti produttori
dell’RDF stesso. Questo elemento determina una
sostanziale certezza della stabilità sui prezzi
di conferimento dell’RDF anche a medio lungo
termine, costituendo un elemento di protezione
rispetto ai rischi finanziari associati all’uso
di combustibili fossili.
• Cash flow (SCARICA)

• NPV (SCARICA)

• Shipping –a world of bright ideas by Michael
Grey (SCARICA)
• Marine propulsion from refuse-derived fuel by
BIMCO (SCARICA)
• TankerOperator Oct06 abstract (SCARICA)
• Maritime Journal Online Edition (SCARICA)
• Audizione alla Commissione Parlamentare
(SCARICA)
• Relazione Ecomondo 2006 (SCARICA)
Superare la sindrome NIMBY, utilizzare l’RDF
come combustibile per la propulsione navale
Franco Piermartini
pres@westlogistics.com-
Michael Cabibbo, Guglielmo Sessa, Stefano
Zappalà - Worldwide Ecological Shipping &
Transport
Riassunto
Nel rispetto della gerarchia
sui rifiuti (Riduzione, Riuso, Riciclaggio,
Recupero di Materia e di Energia) si riscontra
la riluttanza delle comunità locali riguardo la
realizzazione di nuove infrastrutture (sindrome
NIMBY) in particolare verso
la termovalorizzazione considerata invece
“sostenibile” dal protocollo di Kyoto.
Sotto il lato ambientale è
necessario ridurre l’uso di fonti fossili a
favore delle rinnovabili. L’utilizzo del RDF per
l’alimentazione propulsiva di una nave può
integrare entrambi gli obiettivi senza inficiare
la gerarchia sui rifiuti.
Summary
With respect to the hierarchy
on the waste (Reduction, Reuse, Recycling,
Recovery of Matter and Energy), the local
communities are reluctant to accept the
construction of new infrastructures (the so
called NIMBY syndrome), particularly the WTE
plants, while instead the thermal recovery
process is considered to be “eco-sustainable” by
the Kyoto protocol.
As regards the ecological
side, it is necessary to reduce the utilization
of fossil sources and prefer the renewable ones.
The utilization of the RDF for
the propulsion of a ship can achieve both the
targets, without prejudice to the hierarchy on
the waste.
1 Introduzione
Il nostro studio brevettale
vuole risolvere diversi problemi :
1) individuare una soluzione
tecnologicamente sostenibile di recupero
energetico; 2) accogliere le aspettative di
cittadini che non vogliono sentire minacciato
l'ambiente a loro limitrofo da iniziative
tecnologiche di cui non comprendono l'effettivo
grado di affidabilità ambientale (sindrome
NIMBY); 3) non stravolgere la filiera
tecnologica del ciclo rifiuti.
Le idee innovative in genere
nascono da un approccio che si può definire ad
"inseguimento dell'obbiettivo", in pratica si
definisce un'esigenza e si percorrono idealmente
tutte le strade possibili, anche quelle più
bizzarre, arrivando per eliminazioni consecutive
a scegliere quella che intuitivamente sembra la
migliore di cui viene poi verificata la
fattibilità tecnico/economica.
2 L'obbiettivo da inseguire
Utilizzare il contenuto
energetico dei rifiuti in modo compatibile con
l'ambiente risolvendo i problemi di accettazione
del sito.
Nella nostra decennale
esperienza di settore abbiamo verificato che: il
problema non è tecnologico ma di accettazione
"del sito" → quindi la soluzione sta
nell'ubicare la tecnologia in un "non luogo". Il
"non luogo" è collegabile ad una "non rete" →
l'impianto deve fornire energia "in isola".
Le isole sono in mare →
bisogna utilizzare una "isola mobile" per non
incorrere in problemi di sito: una "isola
mobile" è una nave → l'impianto deve essere
installato su una nave e fornirle energia.
Da tale “giochetto” logico
nasce un idea innovativa e rivoluzionaria.
Innovativa perché applica alla
propulsione navale una tecnologia nata per
ambiti molto diversi. Rivoluzionaria perché
compie una rivoluzione, cioè un giro su se
stessa, ritrovando i principi della propulsione
a vapore, con la differenza che la caldaia di
bordo non è alimentata da carbone ma da un
combustibile indiscutibilmente innovativo e
rinnovabile.
Nata l’idea bisogna renderla
fattibile, bisogna verificare tutti i parametri:
• tecnici, • ambientali • economici.
I parametri non sono
gerarchicamente disposti ma ognuno dipende dagli
altri due, il che significa che il progetto deve
tendere ad una loro configurazione
"ottimizzata"
da cui il
"miglior"
progetto.
3 Analisi dei parametri
fondamentali.
■ la tecnologia delle caldaie
per RDF è nota, affidabile e consolidata; essa
evolve la precedente applicazione delle caldaie
a carbone;
■ lo stoccaggio combustibile
utilizzando gli stessi container navali con i
quali l’RDF,dal produttore è giunto al porto,
taglia una fase di movimentazione e quindi
risparmia energia.
■ la logistica per la
distribuzione del combustibile alle navi e per
il ritiro delle ceneri è quella classica del
settore delle materie prime seconde;
■ il nuovo sistema di
propulsione andrà inserito nella normativa
esistente;
■ per il combustibile sono
stati contattati vari Enti di Certificazione
Navale per affrontare le problematiche per
ottenere le certificazioni in particolare per il
protocollo di gestione e sicurezza e relativa
omologazione del sistema di stoccaggio ed
alimentazione del combustibile;
■ in fase di progettazione
sarà predisposto il sistema di estrazione del
combustibile dal “magazzino mobile containers”
attraverso sistemi di • carico e scarico
del combustibile;
• automatici di
alimentazione; • di sicurezza antincendio; •
tenuta all'acqua e separazione in più comparti
indipendenti; • stoccaggio a bordo di scorie e
ceneri; • sistema di scarico in porto di scorie
e ceneri.
■ dagli studi e dalla
letteratura si ricava che la propulsione a
vapore (da carbone) comporta su navi di taglia
medio-grande un aumento del volume tecnico di
circa il 4,5% rispetto al volume richiesto dal
motore diesel con la caldaia generatore di
vapore e relativi dispositivi; si è calcolato
che è necessario tener conto di un ulteriore
aumento del 3-5 % per il maggior volume dovuto
al combustibile. Ciò comporta che una nave a
parità di portata utile deve essere costruita
con un volume aggiuntivo di circa il 8-10%.
Tuttavia tale aspetto viene
compensato dai positivi ritorni economici
previsti e dal fatto che tale tecnologia non può
facilmente essere applicata su navi esistenti
(da cui una perdita della capacità utile di
carico), ma va applicata su navi costruite ad
hoc per cui sarà impostato (ed ottimizzato) in
origine il rapporto volume utile/volume tecnico.
Il trasporto merci navale
viene effettuato con una spasmodica ricerca
della riduzione dei costi. Il primo fattore a
cui guardano gli armatori è il costo di
propulsione, direttamente legato al costo del
combustibile. Sulle navi vengono attualmente
usati motori diesel lenti alimentati con "il
peggio utilizzabile": il "bunker oil (poco meno
di un catrame)" la cui combustione comporta
significative emissioni al camino in termini di
polveri, di CO 2,
CO, NOx,
composti di solfo e fluoro, incombusti, metalli.
■ L'utilizzo del CDR permette
un drastico abbattimento dei costi di
propulsione (in molti casi addirittura un costo
negativo) e permette di svincolare il trasporto
marittimo dalle fluttuazioni del costo del
greggio.
L'utilizzo del CDR consente
inoltre una fortissima riduzione delle emissioni
al camino, in quanto vengono facilmente
applicate le tecniche di riduzione delle
emissioni derivate da quelle previste per gli
impianti terrestri.
4 Descrizione sintetica
dell'impianto
Il principio brevettale
consiste nel “tornare” alla propulsione a vapore
con un combustile innovativo e la nuova
tecnologia connessa al suo utilizzo. L’ipotesi
brevettale si è quindi attestata su un sistema
di propulsione costituito essenzialmente da:
♦ caldaia a griglia.
Sono utilizzabili altri tipi di caldaia, ma si
tende a preferire quella a griglia in quanto •
più compatta; • meglio regolabile; • minor
produzione di ceneri ;• più affidabile.
♦ generatore di
vapore/ciclo termico: il vapore viene generato a
condizioni di temperatura compatibili con la
massima durata degli scambiatori surriscaldatori
e con un buon rendimento del ciclo termico.
Il vapore fluisce a ciclo
chiuso tra: •
l'evaporatore-surriscaldatore (caldaia); •
l'espansore (turbina); • il condensatore; •
l'elevatore di pressione (pompa di rilancio)
In queste applicazioni è
opportuno sacrificare qualche punto di
efficienza (rispetto a quanto possibile negli
impianti terrestri) per tenere alta
l’affidabilità e la facilità di gestione; vanno
quindi evitati cicli a più spillamenti con
risurriscaldamenti.
♦
turbina e propulsione: il vapore
prodotto alimenta una turbina principale che,
tramite un riduttore, comanda l'asse d'elica.
Sulla linea
turbina-riduttore-asse d'elica sono installabili
tutti i dispositivi necessari alle manovre:
• turbina secondaria con generatore
elettrico per le utenze di impianto e di bordo;
• eventuale turbina di marcia indietro o
inversore ad ingranaggi; • elica a passo
variabile; • smorzatori, ecc; • gruppo diesel di
emergenza e di manovra.
5 Analisi della struttura del
combustibile utilizzabile
Come detto il sistema nel suo
complesso non deve rivoluzionare i vari sistemi
di gestione dei rifiuti.
Non è pensabile
approvvigionare il motore con rifiuti tal quali
(RSU) in quanto: •caratterizzati da PCI
troppo basso a cui corrisponderebbe un aggravio
incompatibile dei volumi di stoccaggio del
combustibile; • l'utilizzo dello RSU
ostacolerebbe la gerarchia di gestione dei
rifiuti ; • sarebbe incompatibile con le
normative vigenti; • renderebbe problematico lo
smistamento verso i porti e le condizioni
sanitarie a bordo.
Stante la nuova normativa
europea che spinge verso un maggior recupero di
materia in tutte le filiere, il progetto prevede
di utilizzare per la produzione di RDF, i
residui delle varie attività di separazione e
trattamento rifiuti.
Quindi il progetto si
inserisce in un punto estremamente finale della
catena rifiuti, immediatamente a monte della
discarica.
Proprio per svantaggiare l’uso
della termovalorizzazione come forma speculativa
a danno del recupero di materia non sarebbe male
se la normativa prevedesse che sia proprio la
discarica a poter trattare quanto gli viene
conferito per la produzione di RDF.
Fino a che questa possibilità
non sia stata presa in considerazione dalla
normativa europea, i fornitori di combustibile
RDF saranno gli impianti specifici di produzione
di RDF o frazioni combustibili a valle degli
specifici trattamenti di selezione e cernita.
Tali combustibili, secondo il
nostro progetto dovranno unicamente essere
imballati raggiungendo buoni risultati di peso
specifico e caricati in container navali da
inoltrare, sulla base di una richiesta
pianificata verso la nave che li caricherà a
bordo.
Questo sistema garantisce che
il combustibile RDF al porto risulti protetto da
qualsiasi dilavamento e/o spandimento a causa di
eventi meteorici.
Questa linea di progetto rende
evidente che non si andrà a caricare di
ulteriori costi la filiera a monte del
trattamento rifiuti, lasciando sostanzialmente
invariati i costi di investimento per le singole
realtà impiantistiche della filiera rifiuti.
Tale organizzazione è
sicuramente valida per navi di una certa
dimensione che, in fase di progettazione
dovranno vedere riservati specifici spazi per
tutte le necessità di cui la nave si vorrà
dotare per meglio gestire la sua attività e per
la gestione del “magazzino mobile containers”.
Una volta caricato a bordo
della nave, l’RDF può essere utilizzato tal
quale semplicemente tagliando i fili di legatura
della balla ed inviando in camera gli stessi in
formato flaff attraverso apposito nastro
trasportatore di dosaggio.
Solo in caso di applicazione
della tecnologia su piccole navi, tipo
peschereccio o navi da carico di piccola stazza,
la logistica viene modificata. Infatti tali
navi, se pur di nuova costruzione, viste le
dimensioni non sono adatte a gestire container e
quindi il combustibile dovrà essere fornito in
forma di pellets per consentirne una gestibilità
semplice, alimentando attraverso una semplice
coclea la camera di combustione.
Da quanto esposto, secondo la
nostra analisi tecnica, trattandosi di nuova
nave, si dovrà prevedere uno spazio per la
motorizzazione di appena il +5% rispetto allo
spazio occupato dalla tradizionale
motorizzazione diesel.
Inoltre, in relazione al vano
di allocazione del combustibile, nel caso di una
portacontainer si dovrà considerare che i
container utilizzati come vano combustibile, in
occasione di traversate transoceaniche senza
scalo intermedio occuperanno circa il 4% della
capacita di trasporto di container.
Per una portacontainer 4800
TEU (container navali 20 piedi (6,10 m) chiamati
TEU (Twenty-foot Equivalent Unit) saranno
utilizzato 200 container ca. come vano
combustibile.
Se si considera che mai
nessuna portacontainer viaggia a pieno carico,
tale volume può essere considerato ininfluente,
oppure in fase di realizzazione si maggiora la
nave di pochi metri (considerando che i
container vengono sistemati a bordo in file
sovrapposte, e la nave portacontainer ha circa
300 mt di lunghezza per 32 di larghezza ed ogni
fila di container può essere composta da 13 x
20h teu si può stimare in un allungamento della
nave in soli 6 metri. Che nella economia di
costruzione è un fattore irrilevante.
6 Aspetti ambientali
Posto che gli aspetti tecnici
sono noti adottando la tecnologia delle navi a
carbone, dotate di tutti i presidi per il
trattamento degli effluenti, abbiamo
approfondito la valutazione ambientale.
Questo aspetto non riveste
anche qui particolari problemi perché sappiamo
che le tecnologie di captazione dei
termovalorizzatori a terra hanno raggiunto
livelli di sicurezza estremamente elevati ed il
rispetto dei limiti di emissione per impianti
collocati anche a ridosso delle città (Vienna e
Parigi) è ormai un dato acquisito.
Abbiamo quindi analizzato il
delta delle emissioni in atmosfera a parità di
potenza delle due diverse motorizzazioni
valutando una portacontainer 4800 TEU con
potenza stimata di circa 50 MW ed una pari
potenza alimentata a RDF

Considerando inoltre che la
CO2 da recupero energetico di rifiuti e/o
combustibili derivati dai rifiuti RDF è
considerata nulla se sostituiva di quella da
fonti fossili, il bilancio ambientale è
sicuramente più che positivo.
E’ evidente che al pari di un
termovalorizzatore a terra, anche nel progetto
di propulsione navale alimentato a RDF le ceneri
pesanti e le fly-ash vengano intercettate e,
contestualmente al carico di nuovo combustibile,
depositate al porto di arrivo per essere inviate
a recupero e/o trattamento.
7 Analisi costi benefici
Una tediosa elencazioni di
numeri non aiuta la comprensione dell’analisi
economica. A tale proposito si rimanda allo
studio realizzato dall’ENEA che ha valutato
l’applicazione dell’idea brevettale su due
diverse motorizzazioni 8 e 16 MW circa applicate
a due navi bulk carrier.
Il dato macro economico
risiede nel fatto che se pur la nuova
motorizzazione proposta è prevista più onerosa
di una tradizionale motorizzazione diesel (5:1
ca.) - ogni anno le due diverse navi mettono in
attivo il costo evitato di bunker oil pari
rispettivamente a M€ 2,6 e M€ 4,6 [2]. Sono
questi valori risparmiati che garantiscono un
elevato ritorno 6
dell’investimento, anche nelle più
cautelative condizioni.
Il risultato di tali studi è
sintetizzato nel seguente grafico:

Vogliamo ringraziare l’Enea
per lo studio realizzato che avvalora la nostra
tesi.
Possiamo solo aggiungere che
tale studio si è basato su parametri molto
cautelativi utilizzando per la motorizzazioni
forni a letto fluido.
8 Conclusioni
La sindrome NIMBY è superabile
utilizzando l’RDF come combustibile navale. La
proposta è eco compatibile e consente di
chiudere il ciclo dei rifiuti così come previsto
dalla normativa internazionale. Il ritorno
dell’investimento è forse uno dei più alti delle
tecnologie ambientali conosciute.
E’ forse superfluo
sottolineare quale risparmio ambientale si
otterrebbe applicando tale tecnologia alle navi
dedicate alle nuove autostrade del mare, ed
ancor più al sistema di gestione dei rifiuti
delle isole che vengono raccolti da un’isola
all’altra con navi diesel per essere poi
conferiti nel continente e smaltite in
discarica. L’idea è oggi sostenuta dalla
direttiva 2003/30/CE sulla promozione dell'uso
dei biocarburanti o di altri carburanti
rinnovabili nei trasporti e rispettando i
principi del Protocollo di Kyoto e della nuova
Direttiva 2006/12/CE del 5 aprile 2006 relativa
ai rifiuti.
• Mare Forum 2006 (Athens) (PowerPoint) (SCARICA)
• Nav2006 Genova (SCARICA)
• ENEA con uno studio indipendente
conferma la fattibilità tecnico-economica del
nostro brevetto (SCARICA)
(verifica la fonte su
http://www.enea.it/produzione_scientifica/volumi/V2007_12__rifiuti.html) |